1.
La
nostra Storia.
Il
"Teatro Studio", Centro di Ricerca e
Formazione Teatrale, nasce a Grosseto nel 1988,
sotto la direzione artistica di Mario
Fraschetti e
Daniela Marretti, provenienti dal gruppo
teatrale "il
Campo", operante a Roma e poi in Maremma, sin
dai primi anni settanta. Della
storia più lontana citiamo l'intensa
attività di ricerca sul teatro e sulle
tradizioni popolari, che ha portato ad importanti
scambi con grandi gruppi del teatro di avanguardia
( Els Commediants,
Il Piccolo di Pontedera,
l'Odin Teatret),
a spettacoli, e ad un'intensa attività
laboratoriale e di animazione culturale, destinata
a molti settori dell'educazione e la produzione
di numerose performances di strada, spettacoli
Agit-prop, piéces di teatro.
Il
"Teatro Studio" così com'è
oggi, nasce dall'idea di trovare una base definitiva
per un laboratorio permanente in cui continuare
la ricerca e formare attori e animatori del
settore. Nel corso di questi dieci anni, si
è costituita una compagnia teatrale,
dall'omonimo nome “Teatro Studio”
da una decina di attori ed alcuni musicisti
Francesco Melani, Michael Stüve, Paolo
Sturmann e da vari collaboratori che via via
si alternano, tra cui ricordiamo Haruiko Yamanouchi,
una tra le collaborazioni più assidue
e stimolanti. La forma di teatro che predomina
la scelta espressiva ed il genere degli spettacoli
della compagnia del "Teatro Studio",
tende a dare molto spazio al corpo, al gesto,
all'ambiente; gli spettacoli nascono spesso
per luoghi di particolare suggestione ambientale
(siti archeologici, spazi naturali, industriali).
Gli
ultimi anni, che sono poi quelli più
fiorenti dal punto di vista dei risultati artistici
del gruppo, hanno visto il T.S. impegnato in
un progetto di ricerca espressiva che, partito
dalla ricerca sul teatro ambientale, è
approdato al teatro delle origini conducendo
ad alcuni importanti momenti spettacolari. "Arkhaikos
95 – dimensioni parallele" ed
"Arkhaikos 96 – porte di fuga",
scritti e diretti da Hal Yamanouchi, con l'assistenza
di Mario Fraschetti, hanno dato l'avvio ad un
percorso, che ha condotto ad un lavoro, ormai
pluriennale, sui classici greci, che ben si
accorda col concetto di teatro ambientale e
con la poetica espressiva del T.S., sempre alla
ricerca di opere in cui sia possibile spaziare
dal punto di vista rappresentativo. Hanno fatto
seguito "I Persiani" , "Prometeo
incatenato", "I sette contro
Tebe", "Le Baccanti"
di Euripide, l’"Agamennone"
e "L'infanzia di Dioniso",
due tragedie ricostruite intuitivamente dai
frammenti di Eschilo, l’"Iliade”,
il “Gilgamesh”, “Medea”,
il “Siddharta” di Hesse,
nel 2008\9 Elena da autori vari. etc. Tutti lavori, questi, riadattati e diretti
da Mario Fraschetti. Il progetto, denominato
"Il fascino delle rovine",
che ha indissolubilmente legato la ricerca sul
teatro delle origini alla volontà di
intervenire sul territorio, recuperando o ravvivando
spazi dalla forza evocatrice indiscussa, è
sostenuto dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici
di Firenze, dal Comune di Grosseto, Orbetello
e Castiglione della Pescaia. Ulteriore progetto nell'ambito della promozione museale ha portato alla produzione di performance ispirate ai reperti presenti nei differenti musei (Vie di mare, I fiori della Scizia: Amazzoni, Lavoro antico, Eteocle e Polinic, Cibo e mito etc.)
2.
Il nostro Metodo.
Laboratorio
Permanente, Interdisciplinarietà e Teatro:
un
binario inscindibile
Il
Teatro Studio segue il percorso indicato dalla
cosiddetta seconda avanguardia teatrale, Jerzy
Grotowsky, Eugenio Barba, Peter Brook oltre
che applicare la metodologia del Teatro dell’Oppresso
di Augusto
Boal. La ricerca, il lavoro di gruppo, il
laboratorio come allenamento permanente sono
quindi il mezzo prioritario sia per la formazione
attoriale, sia nell’approccio nell’ambito
educativo (animazione) sia per la messa in scena
degli spettacoli.
Il
“Teatro Studio” è lo spazio
del “gioco” e della ricerca pura
dove disimparare gli schemi rigidi del piano
fisico e mentale e riconoscere limiti e potenzialità
espressive e comunicative, per andare alla ricerca
di “ciò che già c’è”.
Per fare questo ci affidiamo al movimento naturale,
allo yoga, all’aikido, al canto, alla
poesia, alla musica, all’arte dell’improvvisazione,
allo scambio tra persone e discipline, al confronto
costante tra attori e non attori, per imparare
e disimparare costantemente, procedendo lungo
una linea di spoliazione ancor prima che di
acquisizione, alla ricerca di un modo sempre
autentico di essere e di esprimersi.
La
chiave del nostro metodo risulta quindi essere
il recupero del proprio centro fisico e psichico
che passa inevitabilmente attraverso un meccanismo
di eliminazione di ciò che è superfluo,
di ciò che è schema, “cliché”.
Imparare a respirare bene e con
coscienza, diviene, allora, fondamentale, così
come muovere ad arte il bacino, e anche fare
capriole, se possibile, diviene importante,
tanto quanto padroneggiare la parola, i ritmi
e la dizione! Poi, viene la capacità
di ascoltare l'altro, necessaria attitudine
per lavorare in gruppo e rapportarsi al pubblico,
l’intuito, ossia il recupero dell’immediatezza
coscienziale e poi la tecnica. Ci sono infatti
regole, trucchi, moduli che ogni attore deve
imparare: il gesto deve diventare
ampio, essenziale; la voce,
potente; la parola, pulita;
la percezione dello spazio,
chiarissima; il ritmo interno,
perfetto; ma, tutto ciò, lo si acquisisce
se si diventa leggeri, consapevoli, in grado
di riplasmare, ad ogni istante, la propria sfera
psicofisica, senza perdere il proprio centro.
3. Pedagogia del Teatro e Teatro a Scuola
L'animazione
drammatica, pur essendo gioco, richiede anche
disciplina, attenzione, collaborazione,
responsabilizzazione: qui sta il suo
valore. L'animatore dovrà proporre le
attività nel modo più accattivante,
ricordando costantemente il contesto in cui
sta operando e le finalità che si pone,
per evitare il "gioco forzato" ed
indirizzarsi invece, verso il "lavoro gioco".
L’obiettivo non può limitarsi a
dare all’allievo i principi di un estetica
teatrale nei confronti di un prodotto già
codificato, ma deve far vivere dall'interno
l'atto creativo. L’animatore
teatrale deve rendere possibile questo "viaggio"
facendo superare i blocchi psicologici, colmando
le lacune esperienziali, facilitando la presa
di coscienza delle possibilità espressive
del corpo e della voce, stimolando ed ordinando
le capacità globali dell'individuo ad
esprimersi; per fare ciò attingerà
a molte tecniche, non solo quelle strettamente
teatrali. Occorre, insomma, seguire un percorso
che miri prima alla presa di coscienza del proprio
corpo e dell'ambiente e quindi del rapporto
con gli altri.
Il
lavoro parte dal presupposto che, all’interno
di ogni individuo, più o meno sedimentate,
esistono forti capacità espressive. Per
alcune arti, è necessario farle emergere
mediante "sovrapposizione di nozioni
tecniche” (“suono il violino
dopo aver appreso a produrre suono con quello
strumento”), ma ciò non vale per
l’espressività del corpo e della
voce: perché appartengono alla comunicazione
umana. Quindi, ancor prima di fornire informazioni,
cominciamo a renderci conto del materiale esistente
ed affiorante e soprattutto facciamo in modo
che se ne rendano conto gli allievi. Ognuno
di noi comunica, anche in modo involontario,
attraverso il proprio corpo e la propria voce,
amplificatori differenti della mente, che a
sua volta è da essi condizionata. Il
primo passo è, dare fiducia nei mezzi
espressivi e, all'interno della dimensione collettiva,
valorizzare la dimensione individuale. Tanto
più la dinamica del gruppo è positiva,
tanto più il singolo individuo sarà
facilitato e potrà compensare situazioni
repressive ed uniformanti che possono essere
vissute all'interno del gruppo sociale. E'
necessario che gli allievi, progressivamente,
prendano coscienza della possibilità
di produrre cultura e non solamente di plasmarsi
all'interno di contenitori culturali.
Le
tecniche di drammatizzazione forniscono all'individuo
strumenti di crescita personale, tanto più
importanti se si pensa alle pressioni costanti
cui i siamo esposti dai mass-media e dalla società.
E' evidente, quindi, l'urgenza di attrezzare
gli allievi di capacità critiche e selettive
e sviluppare l'abitudine verso un'osservazione
infine meditata. La realtà concreta e
"manuale" del teatro restituisce un
contatto reale con luoghi, persone e cose, che
oggi è molto facile da perdere; questo
complesso gioco può portare i fruitori
a riflettere il mondo che li circonda facendone
sempre più degli individui consapevoli.
Il
rapporto tra Creatività e Spontaneismo.
Creatività non è sinonimo
di Spontaneismo. Quest'ultimo può
e deve essere solo un passaggio disinibente
verso una serie di possibilità strutturate.
Occorre dare una "forma concreta"
al gioco fantastico, se vogliamo che esso poi
possa anche divenire comunicazione, non solamente
compiacimento e liberazione personale e perché,
il ricordo del "momento positivo"
possa rimanere più a lungo nella memoria.
La
casualità. La
Casualità come metodologia che
può permettere di ampliare i propri schemi
espressivi, ma solo quando si ordina ciò
che casualmente scaturisce.
Il
non giudizio. Creare
una situazione in cui l'insegnante, rinunciando
completamene al ruolo autoritario, conservi
un ruolo di guida tecnica, di facilitatore del
momento espressivo, tenendo presente che l'allievo
apprende meglio ciò che sperimenta da
solo. L'acquisizione di sicurezza nell’esprimersi
senza essere giudicato, stimola la creatività
generale, rimuove i blocchi, cambia l'ottica
di visione di tutte le cose.
Il
teatro nella scuola deve anzitutto
essere pensato come ad un progetto di attività
articolato in tutto il periodo di formazione;
come ad una pratica che permette di sviluppare
creatività, senso critico, socialità,
che permette di ampliare e modificare il proprio
orizzonte; come ad un’attività
che, prima ancora che dalla rappresentazione,
passi da un'esperienza verbale, corporea, gestuale
e creativa, dove ogni sperimentazione espressiva
e comunicativa sia possibile. Questo non esclude,
ma solo supporta l’esperienza artistica,
quindi nello specifico la realizzazione di uno
spettacolo teatrale, che sicuramente può
incidere positivamente sulla formazione del
bambino.Allora sorge la domanda:
“Quale teatro a scuola?”.
A
scuola c’è un’età,
un livello di maturità da rispettare.
Ne consegue che per ogni ordine di scuola dobbiamo
applicare dei “modelli” performativi
diversi.
Alla
scuola materna ci limiteremo ad usare
il corpo, il movimento, riducendo al minimo
la parola; alla scuola elementare potremo
mescolare movimento e parola scegliendo in ambiti
narrativi idonei; alla scuola media inferiore
potremo andare sempre più verso il teatro
propriamente detto, ma cercando di sfruttare
al massimo la spontaneità e la tendenza
al gioco e al grottesco, lavorando su canovacci
e testi essenziali, che lascino spazio ancora
alla gestualità – se pur diretta
già su un livello attoriale e non più
corporeo-espressivo astratto – non dipendano
dalla memoria e dalla tecnica recitativa; nella
scuola media superiore è opportuno
e stimolante andare incontro ad esigenze quali,
la voglia di comunicare il proprio disagio e
la tendenza ad utilizzare linguaggi “diversi”:
accogliere e rispettare il loro rifiuto rispetto
a schemi “classici” e spaziare verso
un teatro più sperimentale, “contaminato”
nella forma, introducendo l’utilizzo di
testi teatrali veri e propri (intendendo con
ciò anche la riduzione teatrale di testi
letterari).
In
definitiva se sapremo rispettare i bambini e
i giovani, sapremo capire come adattare un testo
senza far torto a nessuno: né a loro,
né al teatro, né al buon gusto.
Il
Teatro Ragazzi
Il
Teatro per Bambini.
Il
Teatro per i bambini, proposto
dal Teatro Studio, si fonda su un concetto base,
che segna profondamente le messe in scena, anche
quando si tratti di spettacoli ad impostazione
tradizionale: privilegiare al massimo il ruolo
dello spettatore, spostandolo da una condizione
di passività ad una di ruolo
attivo. Si tratta quindi di un Teatro
Didattico, brechtianamente inteso,
dove la finzione è evidente e il pubblico
ne prende coscienza. E' un Teatro di
Animazione. Il teatro di animazione
presuppone una messa in scena a struttura aperta,
nella quale il bambino possa entrare fisicamente
e/o verbalmente. Ciò determina a sua
volta uno stile che prevede di:
-
limitare al massimo l’utilizzo di costumi
e scenografie, al fine di “suggerire”
soltanto alcuni aspetti, per lasciare una massima
libertà immaginativa;
-
lavorare per un numero di spettatori molto limitato,
per accogliere e raccogliere le dinamiche che
si innescano;
-
puntare su un livello tecnico attoriale medio
alto per facilitare l’ascolto e trattenere
l’attenzione;
-
una capacità registica veramente creativa
e avulsa dagli schemi ristretti delle regole
del “teatro borghese”; (è
questa, di fatto, la “poetica” del
gruppo teatrale del Teatro Studio e su questa
forma stilistica si fondano più o meno
tutte le messe in scena).
L’altra
forma di performance teatrale per i bambini,
praticata e suggerita dal Teatro Studio è
quella del Teatro Ambientale e Sensoriale:
-
modificare l’ambiente scolastico,
costruire percorsi visivi, olfattivi, tattili,
dare vita a suggestioni e immagini oniriche
o realistiche;
-
disseminare “personaggi”
nello spazio e farli agire in maniera minima;
-
condurre sul filo di una “storia”
gruppi o singole persone in questo “viaggio”.
L’attore
rimarrà aperto all’interazione,
ma non la cercherà più di tanto.
In questo modo il bambino si trova immerso in
una dimensione che per lui può non essere
teatrale, ma piuttosto “reale” e
potrà scegliere lui stesso se rimanere
spettatore o se interagire con gli eventi e
le persone-personaggi.
Il
Teatro per gli adolescenti.
E’
sicuramente possibile e proficuo per un adolescente
seguire uno spettacolo di teatro destinato agli
adulti, ma quando la proposta è rivolta
precisamente alla scuola, è opportuno
andare incontro a stili e tematiche in grado
di “vibrare” con i ragazzi, senza
con questo escludere l’utilizzo di testi
tradizionali e anche antichi; si tratta solo
di scegliere secondo una data intenzione.
Anche
in questo caso, come per ciò che riguarda
il teatro fatto con i ragazzi, il T.S., si propone
di rispettare alcune caratteristiche, quali
la sperimentazione, la contaminazione,
la scelta di testi secondo
un criterio che non passi necessariamente per
la strada del programma scolastico, ma, piuttosto,
affronti di temi sociali: violenza, pace,
famiglia, guerra, ambiente, razzismo etc.
Conclusioni.
Operare
nell’ambito del teatro
per ragazzi significa avere competenze
pedagogiche e artistiche. Il fatto che i referenti
siano dei giovani aumenta la responsabilità
dell’animatore-trainer-attore-regista;
è auspicabile che l’animatore raccolga
in sé questi aspetti e che la materia
che va trattando sia per lui una pratica quotidiana.
Per questo motivo gli animatori del Teatro Studio
sono attori, attori specializzati nell’insegnamento!
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