{"id":806,"date":"2008-08-13T18:56:51","date_gmt":"2008-08-13T16:56:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.teatrostudio.it\/?p=806"},"modified":"2014-06-18T16:17:03","modified_gmt":"2014-06-18T14:17:03","slug":"cassandra-di-serenella-bischi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/cassandra-di-serenella-bischi\/","title":{"rendered":"CASSANDRA di Serenella Bischi"},"content":{"rendered":"<h1><span style=\"color: #800080;\"><strong>CASSANDRA<\/strong><\/span><\/h1>\n<p><strong>di Serenella Bischi<\/strong><\/p>\n<p>\u201cTemevo il peggio, non perch\u00e9 intuivo il piano dei greci mossa dopo mossa, ma perch\u00e9 vedevo l&#8217;incontrollata baldanza dei troiani\u201d (C. WOLF, <em>Cassandra<\/em>, Edizioni e\/o, Roma 1990, pp. 168-69). Le parole che Christa Wolf fa pronunciare alla sua Cassandra potrebbero benissimo, a nostro avviso, fungere da sintesi del messaggio che emerge dalla <em>Cassandra<\/em> del Teatro Studio.<\/p>\n<p><a href=\"\/public\/cass_monterotondo_MG_77501.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-807\" title=\"CASSANDRA MONTEROTONDO\" src=\"\/public\/cass_monterotondo_MG_77501-300x199.jpg\" alt=\"spettacolo teatrale da Ristos\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"\/public\/cass_monterotondo_MG_77501-300x199.jpg 300w, \/public\/cass_monterotondo_MG_77501-1024x682.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un allestimento, come sempre, straordinariamente capace di cogliere gli aspetti essenziali, perennemente attuali del mito, ancora una volta riportato in vita tra i resti del nostro passato, a riempire i vuoti lasciati dalla caduta delle pietre, dal tempo e dall\u2019oblio, per ricostruire, come in una progressiva elaborazione virtuale, l\u2019intero del nostro patrimonio di memoria storica e di funzioni archetipe. La prospettiva da cui si sceglie di ricostruire questa interezza perduta \u00e8 sempre estremamente convincente nei lavori del Teatro Studio: parla del nostro presente e della nostra storia direttamente alla nostra concretezza di spettatori, chiamati in causa ciascuno individualmente, resi partecipi di un rito ricostruttivo e celebrativo qual \u00e8, nei suoi momenti pi\u00f9 alti, il teatro. Ne \u00e8 testimone la religiosa attenzione del pubblico, la sua presenza totale, oseremmo dire <em>in corpore et anima<\/em>, mente e cuore, che sempre accompagna le rappresentazioni della compagnia di Mario Fraschetti. La distanza tra il pubblico e la scena \u00e8 come annullata sin dall\u2019inizio: turisti si aggirano tra le rovine del sito archeologico, si confondono tra il pubblico e lo immettono, man mano, direttamente nella dimensione del narrato. Cos\u00ec, \u00e8 rappresentata (spesso con un\u2019ironia capace di suscitare quel riso liberatorio che \u00e8 riconoscimento di s\u00e9) ed entra a far parte del gioco anche la nostra identit\u00e0 e presenza di turisti spettatori, tanto che ti ritrovi in maniera del tutto naturale trasportato nello spazio e nel tempo, ad assistere da compartecipe e coevo ai tragici fatti narrati.<\/p>\n<p>Attualit\u00e0 e mito, quindi, si sovrappongono ancora, vengono a coincidere nei punti in cui la realt\u00e0 tocca la propria essenza, e ognuna delle due dimensioni, quella mitologica e quella del presente storico, \u00e8 letta alla luce dell\u2019altra, ne \u00e8 come attraversata e perforata in un crescendo di momenti epifanici che ci conduce in maniera naturale ad una ristabilita dimensione di onnipresenza e totalit\u00e0. E, ancora una volta, cos\u00ec come accadeva nelle Baccanti, sono i personaggi femminili il tramite di questa apertura della coscienza che squarcia il velo verso il passaggio all\u2019oltre, a quella \u201ctrascendenza\u201d troppo spesso fraintesa come alterit\u00e0 e distanza, non essendo, al contrario, che suscettibilit\u00e0 di valore altro rispetto a quello che il limite della coscienza ordinaria attribuisce alle cose. E\u2019 grazie a questa prospettiva di annientamento delle distanze e del tempo che \u00e8 possibile \u201cleggere il futuro\u201d: la preveggenza di Cassandra non \u00e8 che denuncia di realt\u00e0 gi\u00e0 in atto ( \u201cSiatemi testimoni che sulla stessa traccia intuisco il futuro e mali accaduti in tempi remoti\u201d). Denuncia non a caso inascoltata da chi \u00e8 ancora schiavo di una lettura dicotomica del reale, quella lettura che &#8211; per richiamare ancora la Cassandra di Christa Wolf &#8211; impedisce di vedere che occorre &#8220;combattere il male prima, quando ancora non si chiama guerra&#8221; e che \u201ctra uccidere e morire, c\u2019\u00e8 una terza via, vivere\u201d (C. WOLF, op. cit., p. 131 e p. 147). Una lettura che rimanda costantemente e irresponsabilmente ad altri (agli Dei cos\u00ec come al fato) le cause dei propri mali (\u201c ognuno dentro s\u00e9 ha una Cassandra \u2013 dice la turista al suo compagno &#8211; l\u2019intuito che ti mette in guardia\u2026poi la ragione molte volte ci impedisce di seguirne le indicazioni\u201d).<\/p>\n<p>La donna (o, se vogliamo, quell\u2019aspetto recettivo e intuitivo storicamente appannaggio del femminile), dicevamo, come potente canale di comunicazione, in ultima analisi, con la nostra stessa natura, che \u00e8 la natura di tutte le cose. Quella natura assieme a lei costantemente ridotta in negativo, demonizzata ed esorcizzata da secoli di una cultura che, come Fraschetti fa dire ancora alla sua Alessandra-Cassandra, perde il senso del tutto nella quasi esclusiva attenzione alle parti, in definitiva, nel suo rifiuto di ascolto delle cose: \u201c Voi uomini guardate solo l\u2019aspetto parziale delle cose, la parte illuminata, mentre quella in ombra vi \u00e8 invisibile\u201d.<\/p>\n<p>Non a caso il viaggio \u201ca ritroso\u201d o in profondo, nell\u2019ombra di quelle parti oscure da cui pare costantemente voler fuggire la coscienza ordinaria, inizia con uno \u201cstraniamento\u201d, con quel punto \u201cdi grazia\u201d in cui la totalit\u00e0 ci invade azzerando ogni ordinaria percezione di s\u00e9 e del mondo, facendoci guardare alla realt\u00e0 con occhi nuovi (assieme alla visitatrice Alessandra-Cassandra, non sappiamo pi\u00f9 dove realmente siamo, che luogo sia questo e come ci siamo arrivati). E il viaggio, l\u2019inizio stesso del racconto, sembra poter partire solo da questa sorta di azzeramento delle proprie convinzioni, di ci\u00f2 che fin qui siamo stati e crediamo di essere. E\u2019 solo in questo vuoto di s\u00e9 che possono trovare spazio la visione e la profezia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il sovrapporsi del piano della narrazione mitica a quello del racconto scenico che gli fa da iniziale pretesto (i turisti in visita al sito archeologico) avviene attraverso un\u2019\u201didentificazione-sdoppiamento\u201d della figura femminile guida. Sdoppiamento che progressivamente, nel corso della rappresentazione, diverr\u00e0 un crescendo di vera e propria corale \u201cmoltiplicazione scenica\u201d di Cassandre. Tutte a ricordarci che, per chiunque voglia davvero leggerli, passato, presente e futuro sono un libro aperto.<\/p>\n<p>Ci piace questo \u201cteatro povero\u201d ricchissimo di senso, di inventiva e di fisicit\u00e0, di suoni evocativi (bellissima la vocalit\u00e0), di gesti plastici ma strettamente funzionali, dove spazio e narrazione si legano indissolubilmente, sembrano organicamente germinare l\u2019una dall\u2019altro, e dove ogni oggetto scenico (fino al pi\u00f9 scarnamente emblematico, come gli stracci sottili dipinti con chiazze di rosso e furiosamente sparpagliati al vento: inequivocabilmente il massacro dei figli di Tieste da parte del fratello Atreo) non ha bisogno di essere spiegato, \u00e8 evidente e apparentemente insostituibile nella sua funzionalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CASSANDRA di Serenella Bischi \u201cTemevo il peggio, non perch\u00e9 intuivo il piano dei greci mossa dopo mossa, ma<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-806","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/806","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=806"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/806\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":810,"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/806\/revisions\/810"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=806"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=806"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostudio.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=806"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}