teatro contemporaneo

centenario prima guerra mondialeGUERRA INFINITA

la Prima Guerra Mondiale emblema di tutte le guerre

La guerra ha accompagnato il cammino dell’umanità come un morbo. La Grande Guerra divorò una generazione di giovani uomini, dimezzò le capacità industriali di tante nazioni e, cento anni dopo, ben più di cento milioni di morti sono direttamente o indirettamente attribuiti a quella guerra: da lì sfociarono i totalitarismi e il mondo imboccò l’imbuto che lo condusse alla Seconda Guerra Mondiale.

La nuova produzione del Teatro Studio, punta i riflettori su quell’infernale carneficina che avviò il suicidio dell’Europa, allora continente prospero e colto, e aprì le porte al secolo americano.

L’allestimento dello spettacolo “GUERRA INFINITA” è ricco di linguaggi espressivi, tra il realismo e il grottesco, che fungono da linee di interpretazione parallele. I quadri si susseguono frantumandosi come la mente del protagonista, che non distingue più la vita dal sogno, dall’incubo, dal trauma; i tempi sono sospesi, come la vita di un soldato e la mente di un reduce; si alternano ad attimi di frenesia e alterazione come in un campo di battaglia. I dialoghi naturalistici, le situazioni surreali, la comunicazione corporea e gestuale fanno da lieve  contrappunto al testo, in cui le distorsioni espressive rivelano le aberrazioni della storia.

Andrea Rebora, storico e scrittore, autore del saggio “Morire nella Grande Guerra”, scrive a proposito della drammaturgia di Mario Fraschetti, che ha curato anche la regia: “Ho letto tutto d’un fiato il testo teatrale e l’ho trovato davvero bellissimo, estremamente coinvolgente e soprattutto capace di condensare in alcune pagine tutta l’essenza della guerra con la drammatica esperienza dei combattenti, la violenza, la morte e le diverse reazioni individuali di fronte a tale realtà…”.

Interpreti: Enrica Pistolesi, Luca Pierini, Mirio Tozzini, Daniela Marretti, Cosimo Postiglione, Stefanp Stefani, Michela Pii

Scenografia: Ugo Capparelli

Regia e Drammaturgia: Mario Fraschetti

 

dario fo teatro medievale giullarate

Mistero Buffo

Di Dario Fo

 

La Morale del cieco e dello storpio (moralità) un divertente duetto tra un cieco e uno storpio che cercano di sfuggire alla presenza del Nazareno in giro per la città per evitare di esserne miracolati e perdere il privilegio di viver mendicando.

 

La Madonna incontra le Marie (passione laica) un quadro popolare di teatro religioso, tradotto in pseudo volgare toscano, di grande umanità, che vede la Madonna incontrare al mercato delle amiche e discorrere con loro del più e del meno, mentre si consuma, a sua insaputa, la crocefissione del figlio.

 

                    Il Matto e la Morte, una scena teatrale carica di simbolismi, comicità e  drammaticità al tempo stesso, nel quale incontriamo il personaggio del Matto (il Giullare/Cristo) ed altri due avventori, intenti a scozzare destini giocando a carte ad un tavolo da osteria, mentre nella stanza accanto si brinda all’ultima cena di Jesus. Ad un tratto nella sala irrompe la Morte, lì giunta a prendersi Jesus, e il Matto, spaventato dalla sua presenza la seduce. Un incontro erotico quello del Matto con la Morte, fatto di ebrezza e passione, a ricordarci che nel riflesso capovolto della pazzia, c’è la saggezza che vince la morte.

 

La Resurrezione di Lazzaro

“Lazzaro non appare neanche in questa ricostruzione del suo miracolo, giacché ciò che c’è dietro al racconto di queste gesta, non è certo l’alto messaggio mistico, ma la puerile tendenza al miracolistico, la superstizione“. Lazzaro non appare neanche in questa ricostruzione del suo miracolo, giacché ciò che c’è dietro al racconto di queste gesta, non è certo l’alto messaggio mistico, ma la puerile tendenza al miracolistico, la superstizione e niente altro…casomai, già che ci siamo… due scommesse, un biglietto in prima fila, la possibilità di lucrare, magari rubare…”

Giullarata tradizionale, di grande caustica comicità.

Interpreti: Luca Pierini, Mirio Tozzini, Cosimo Postiglione, Enrica Pistolesi, Beatrice Solito, Daniela Marretti

Regia: Mario Fraschetti

foto di Maria Luisa del Giglio

 

 

LA CURIOSA STORIA DI GREGOR SAMSA

Contenuti
“La metamorfosi” è forse il racconto più conosciuto di Kafka.
Narra la storia di un modesto impiegato, Gregor Samsa, che un giorno si sveglia e si accorge di essersi trasformato in uno scarafaggio ripugnante ed abbietto. La trasformazione è irreversibile…
Nell’opera confluiscono due tra le tematiche più rappresentative della poetica del grande scrittore: da un lato l’alienazione e la spersonalizzazione che la società impone ai suoi membri, dall’altro il rapporto problematico con la famiglia che si risolve nell’annientamento totale delle aspirazioni.
In questa riscrittura, il racconto viene considerato dall’ottica della madre e della sorella aprendo ulteriori e interessanti problematiche, prima tra tutte quella della gestione della “diversità”.

Messa in scena
La rappresentazione raffinata e minimale, si svolge su una scena spoglia, che si carica via via del disagio, della mal celata angoscia di una famiglia piccolo borghese,  costretta a gestire qualcosa di inaspettato e troppo distante da se’.
L’analogia con ogni possibile forma di diversitá emerge fin dalle prime battute – un figlio disabile, una figlia drogata, un anziano non autosufficiente… ce n’è per tutti, qualunque sia la proiezione che ogni singolo spettatore ne fara’.

In un fragile equilibrio, tra minimalismo e pathos, i quattro interpreti si muovono sulla scena, secondo uno schema semplice e preciso, come il tempo che scorre, oppure non scorre, alternando racconto e commento, dialogo diretto e pensiero. Lo schema temporale [ lievemente distorto, fatto di presente e passato, a sottolienare la perdita di identità che appartiene forse piu' alla famiglia che al caro Gregor. Una famiglia disperatamente attaccata alle convenzioni, cosi' tanto da vedere nella rimozione la sola via di soluzione.

Durata 1h - spettacolo disponibile

Interpreti
Enrica Pistolesi
Daniela Marretti
Luca Pierini
Mirio Tozzini

Elaborazione del testo e regia
Mario Fraschetti


 "IO QUESTA STORIA GLIELA RACCONTO..."

spettacolo teatrale luciano bianciardi miniera ribolla

reading musicale
a cura del Teatro Studio di Grosseto

da “La vita Agra”  di Luciano Bianciardi
“I minatori della Maremma”  di Bianciardi - Cassola
“La nascita dei minatori della Maremma”
a cura di Velio Abati
poesie di Morbello Vergari

Un lavoro dedicato all'impegno di Luciano Bianciardi nei confronti del mondo del lavoro: le miniere, le condizioni di lavoro dei minatori, i paradossi del potere.
Attraverso gli scritti raccolti in "I Minatori della Maremma" di Bianciardi-Cassola e ne
"La nascita dei Minatori della Maremma" a cura di Velio Abati, si ripercorre il lavoro di minuziosa indagine e denuncia dell'autore e degli autori, che nella descrizione della tragedia di Ribolla de "La vita agra", trova il suo più poetico e tragico epilogo.

La forma artistica prescelta è quella della lettura scenica con musica dal vivo, in cui le voci degli attori si intrecciano con la musica e le testimonianze della gente rincorrono pagine di giornalismo e letteratura, per un risultato che apre lo sguardo su un autore straordinario e al tempo stesso su un problema ancora vivo e non risolto come quello del lavoro, della sicurezza, delle morti bianche, del potere economico che tutto travolge in un assurdo delirio di autoconservazione.

Nella lettura, a tratti drammatizzata per resistituire colore agli eventi, trova spazio anche un'altra voce, una tra le tante, quella di Morbello Vergari, che ha saputo rendere in pochi versi, l'amore-odio che lega l'uomo al suo lavoro.

voci recitanti
Luca Pierini
Daniela Marretti
Enrica Pistolesi

chitarra elettrica
Massimo Pallini

musiche
Massimo Pallini

regia
Daniela Marretti

Spettacolo disponibile

 

 

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