Pagina 18 di 19« Prima...10...1516171819

TEATRO IN ASCOLTO

Teatro in ascolto

di Francesca Mengoni
(dal n. 35 di “Lato Selvatico” editato da Giuseppe Moretti – equinozio di autunno 2009)

La prima volta che vidi uno spettacolo del Teatro Studio di Grosseto fu circa dieci anni fa, presso l’Anfiteatro di Roselle con  “Le baccanti” di Euripide. Ero abituata agli allestimenti serali presso il Teatro Romano di Gubbio, con il palco, le luci, gli attori sul palco e noi spettatori sulle gradinate, ero abituata ad attori come Dario Fo che amano recitare circondati dal pubblico, ma l’interazione con il luogo in cui mi stava trascinando il Teatro Studio era qualcosa di inedito per me. Le Baccanti incalzavano con le loro tammorre in ritmi ossessivi cercando di aprire varchi in altri stati di coscienza. Spregiudicate paladine, ingannate dagli effluvi del vino, danzavano in febbri di tarantola emanando una forza scura ardente di vita. I loro canti si espandevano tumultuosi nel luogo privo di palco e privo di luci, c’era soltanto il sole asciutto al tramonto con i suoi estesi riflessi. I pochi oggetti essenziali all’allestimento si stagliavano insieme alle vecchie pietre, le ombre erano quelle del sopraggiungere della sera. Un angolo, una roccia, un albero vivevano la loro storia insieme alla storia, proprio come accade nelle favole o, più semplicemente, nella quotidiana magia della vita.
Insomma, fu una bellissima esperienza.
teatro studioRecentemente ho accettato di sostenere attivamente le loro iniziative e mi sono chiesta in che modo questa esperienza avesse a che vedere con il mio “percorso bioregionalista”. Quando lessi la presentazione della loro rassegna “Il Fascino delle Rovine”, che si rinnova ormai da quindici anni, ne compresi il nesso, queste le parole di Mario Fraschetti direttore artistico del Teatro Studio: “Le rappresentazioni assorbono il fascino dello spazio in cui si svolgono e lo restituiscono amplificato allo spettatore, dando suono alle tracce lasciate dai carri, in una sospensione temporale dove passato e futuro si esprimono nell’unica vera categoria: un infinito presente. Ma i «santuari» archeologici e naturali – aggiunge Fraschetti – devono essere usati con grande sensibilità e rispetto e per questo non tutte le performance artistiche possono essere ospitate: solo interventi direttamente ispirati da questi luoghi possono dare un senso di continuità e di vita alle pietre.”
La pratica bioregionalista, basata sull’autosufficienza, che riporta la propria economia nell’equilibrio del proprio luogo, che rende espliciti e consapevoli i passaggi per cui ci procuriamo cibo, energia, calore, trasporti e vestiti e ci libera dalle responsabilità dello sfruttamento insensato di metalli, piante, animali e persone in posti e attraverso modi a noi sconosciuti, ha bisogno di varie fonti di ispirazione.
Il 10 luglio 2009, l’amministrazione comunale di Roccastrada (GR), ha promosso la realizzazione dello spettacolo “Frammenti” del Teatro Studio presso i ruderi di Sassoforte in loc. Sassofortino, ho dunque intrapreso il viaggio per assistere allo spettacolo. Dopo una tortuosa strada asfaltata, ho chiesto informazioni ad alcuni abitanti che mi hanno risposto in modo scoraggiante, sicuramente non informati dell’evento imminente: “Sassoforte!? e dove vuole arrivare? Ma è lontano! Stia attenta a non perdersi.” Lasciato l’asfalto ho percorso in auto un altro tratto di sterrato a ridosso di un’aspra collina, per fortuna non mi sono persa, ho invece trovato un gruppo di persone impegnate nella mia stessa ricerca. Parcheggiata l’auto ho proseguito a piedi  – qualcuno ha approfittato di un passaggio in jeep – per una ripida stradina che si apriva in un bosco fitto, ombroso di castagni maestosi, pietre e felci. Impossibile non soffermarsi ad ammirarne la bellezza, ascoltarne i fruscii.
Giunta al termine della via percorribile in jeep, si addensava un folto gruppo di persone che lentamente andava ad aumentare. Rimaneva uno stretto sentiero e quando abbiamo udito i canti e le musiche ci siamo incamminati insieme. Non potevo credere che fosse presente, in un luogo tanto isolato e disperso, un tale numero di persone e tanto eterogeneo in età e provenienza sociale. Ci siamo seduti su pietre coperte di muschio per assistere al primo quadro “Gente in cammino” che attinge a Erodoto ed alla iconografia etrusca. “LA TERRA PRIMA DI TUTTO” ha esordito lo spettacolo e da lì è iniziato un viaggio nello spazio e nel tempo. Massi enormi ci osservavano con severità. Noi abbiamo camminato sentendo lo scricchiolare dei rami secchi sotto i nostri piedi, incontrando i resti dell’antico castello, gli alberi e le voci della foresta e della storia. Un paesaggio incantato dalle infinite pieghe dimensionali, un respiro denso di sacralità ci hanno condotto fino alla conclusione: “Il monte è incolto. Queste alture sono tutte così: basta un nonnulla e la campagna diventa la stessa di quando queste cose accadevano. Basta un colle, una vetta, una costa, e l’incredibile spicco delle cose nell’aria tocca il cuore. Questi luoghi hanno nomi per sempre. Non rimane che l’erba sotto al cielo. Eppure, l’alito del vento dà al ricordo più fragore di una bufera dentro al bosco. Non c’è vuoto né attesa. Quel che è stato è per sempre.”
Non mi soffermo sulla bravura di singoli attori ed attrici che ci hanno condotto nel viaggio con temerarietà e tenerezza, loro si sono espressi in un insieme corale esaltando le doti di ognuno, interagendo insieme agli altri protagonisti: le pietre, le piante, le ombre, i lampi di cielo, il danzare del vento, la luce che filtrava tra le fronde.
Al ritorno, le lucciole.

CASSANDRA di Serenella Bischi

CASSANDRA

di Serenella Bischi

“Temevo il peggio, non perché intuivo il piano dei greci mossa dopo mossa, ma perché vedevo l’incontrollata baldanza dei troiani” (C. WOLF, Cassandra, Edizioni e/o, Roma 1990, pp. 168-69). Le parole che Christa Wolf fa pronunciare alla sua Cassandra potrebbero benissimo, a nostro avviso, fungere da sintesi del messaggio che emerge dalla Cassandra del Teatro Studio.

spettacolo teatrale da RistosUn allestimento, come sempre, straordinariamente capace di cogliere gli aspetti essenziali, perennemente attuali del mito, ancora una volta riportato in vita tra i resti del nostro passato, a riempire i vuoti lasciati dalla caduta delle pietre, dal tempo e dall’oblio, per ricostruire, come in una progressiva elaborazione virtuale, l’intero del nostro patrimonio di memoria storica e di funzioni archetipe. La prospettiva da cui si sceglie di ricostruire questa interezza perduta è sempre estremamente convincente nei lavori del Teatro Studio: parla del nostro presente e della nostra storia direttamente alla nostra concretezza di spettatori, chiamati in causa ciascuno individualmente, resi partecipi di un rito ricostruttivo e celebrativo qual è, nei suoi momenti più alti, il teatro. Ne è testimone la religiosa attenzione del pubblico, la sua presenza totale, oseremmo dire in corpore et anima, mente e cuore, che sempre accompagna le rappresentazioni della compagnia di Mario Fraschetti. La distanza tra il pubblico e la scena è come annullata sin dall’inizio: turisti si aggirano tra le rovine del sito archeologico, si confondono tra il pubblico e lo immettono, man mano, direttamente nella dimensione del narrato. Così, è rappresentata (spesso con un’ironia capace di suscitare quel riso liberatorio che è riconoscimento di sé) ed entra a far parte del gioco anche la nostra identità e presenza di turisti spettatori, tanto che ti ritrovi in maniera del tutto naturale trasportato nello spazio e nel tempo, ad assistere da compartecipe e coevo ai tragici fatti narrati.

Attualità e mito, quindi, si sovrappongono ancora, vengono a coincidere nei punti in cui la realtà tocca la propria essenza, e ognuna delle due dimensioni, quella mitologica e quella del presente storico, è letta alla luce dell’altra, ne è come attraversata e perforata in un crescendo di momenti epifanici che ci conduce in maniera naturale ad una ristabilita dimensione di onnipresenza e totalità. E, ancora una volta, così come accadeva nelle Baccanti, sono i personaggi femminili il tramite di questa apertura della coscienza che squarcia il velo verso il passaggio all’oltre, a quella “trascendenza” troppo spesso fraintesa come alterità e distanza, non essendo, al contrario, che suscettibilità di valore altro rispetto a quello che il limite della coscienza ordinaria attribuisce alle cose. E’ grazie a questa prospettiva di annientamento delle distanze e del tempo che è possibile “leggere il futuro”: la preveggenza di Cassandra non è che denuncia di realtà già in atto ( “Siatemi testimoni che sulla stessa traccia intuisco il futuro e mali accaduti in tempi remoti”). Denuncia non a caso inascoltata da chi è ancora schiavo di una lettura dicotomica del reale, quella lettura che – per richiamare ancora la Cassandra di Christa Wolf – impedisce di vedere che occorre “combattere il male prima, quando ancora non si chiama guerra” e che “tra uccidere e morire, c’è una terza via, vivere” (C. WOLF, op. cit., p. 131 e p. 147). Una lettura che rimanda costantemente e irresponsabilmente ad altri (agli Dei così come al fato) le cause dei propri mali (“ ognuno dentro sé ha una Cassandra – dice la turista al suo compagno – l’intuito che ti mette in guardia…poi la ragione molte volte ci impedisce di seguirne le indicazioni”).

La donna (o, se vogliamo, quell’aspetto recettivo e intuitivo storicamente appannaggio del femminile), dicevamo, come potente canale di comunicazione, in ultima analisi, con la nostra stessa natura, che è la natura di tutte le cose. Quella natura assieme a lei costantemente ridotta in negativo, demonizzata ed esorcizzata da secoli di una cultura che, come Fraschetti fa dire ancora alla sua Alessandra-Cassandra, perde il senso del tutto nella quasi esclusiva attenzione alle parti, in definitiva, nel suo rifiuto di ascolto delle cose: “ Voi uomini guardate solo l’aspetto parziale delle cose, la parte illuminata, mentre quella in ombra vi è invisibile”.

Non a caso il viaggio “a ritroso” o in profondo, nell’ombra di quelle parti oscure da cui pare costantemente voler fuggire la coscienza ordinaria, inizia con uno “straniamento”, con quel punto “di grazia” in cui la totalità ci invade azzerando ogni ordinaria percezione di sé e del mondo, facendoci guardare alla realtà con occhi nuovi (assieme alla visitatrice Alessandra-Cassandra, non sappiamo più dove realmente siamo, che luogo sia questo e come ci siamo arrivati). E il viaggio, l’inizio stesso del racconto, sembra poter partire solo da questa sorta di azzeramento delle proprie convinzioni, di ciò che fin qui siamo stati e crediamo di essere. E’ solo in questo vuoto di sé che possono trovare spazio la visione e la profezia.

Così, il sovrapporsi del piano della narrazione mitica a quello del racconto scenico che gli fa da iniziale pretesto (i turisti in visita al sito archeologico) avviene attraverso un’”identificazione-sdoppiamento” della figura femminile guida. Sdoppiamento che progressivamente, nel corso della rappresentazione, diverrà un crescendo di vera e propria corale “moltiplicazione scenica” di Cassandre. Tutte a ricordarci che, per chiunque voglia davvero leggerli, passato, presente e futuro sono un libro aperto.

Ci piace questo “teatro povero” ricchissimo di senso, di inventiva e di fisicità, di suoni evocativi (bellissima la vocalità), di gesti plastici ma strettamente funzionali, dove spazio e narrazione si legano indissolubilmente, sembrano organicamente germinare l’una dall’altro, e dove ogni oggetto scenico (fino al più scarnamente emblematico, come gli stracci sottili dipinti con chiazze di rosso e furiosamente sparpagliati al vento: inequivocabilmente il massacro dei figli di Tieste da parte del fratello Atreo) non ha bisogno di essere spiegato, è evidente e apparentemente insostituibile nella sua funzionalità.

ELENA

ELENA

Elena simbolo di una bellezza pura, simile alle dee immortali, inafferrabile, oscura, difficile fragile e temibile, desiderata da ogni uomo. Provoca passione, lussuria, turbamento, gelosia, violenza. Doctor Faust chiede al demonio di poter possedere proprio la bella Elena. Fra i tipi femminili giuntici dall’antichità Elena è forse la figura più complessa. Essa ha in sé maschere contrastanti, e gli scrittori che ne hanno tramandato l’immagine inseguono ognuno una di queste maschere.

Il lavoro del Teatro Studio percorre differenti autori, gli arcaici Omero ed Euripide, i moderni Hofmannsthal, Ritsos.

La figura nasce nel mito e diviene umana. La sintesi, la risposta alla domanda “Elena chi è?” è lasciata allo spettatore.

testi elaborati e scritti, regia Mario Fraschetti

regia dei movimenti dei “ricordi” Laura Bambi

interpreti: Daniela Marretti, Luca Pierini, Lia Montanelli, Enrica Pistolesi, Silvia Schiavoni, Mirio Tozzini

Il cibo degli dei

“Il Cibo degli Dei”

è una lettura di testi legati alla cosmogonia (Esiodo, Omero, Apollodoro, Ovidio, Epimenide di Creta, Diodorosiculo). In questa lettura vengono messi in risalto i cibi più antichi conosciuti dall’uomo e gli scontri per ottenere il potere divino, e fornisce elementi molteplici di ampliamento e di discussione. La lettura prevede la interazione con il pubblico, interazione che varia secondo le fasce di età, rendendo il testo piacevole e comprensibile.

La lettura avvicina il pubblico alla comprensione del messaggio che attraverso la mitologia gli antichi volevano trasmettere: la comprensione del proprio essere integrato dentro il “sistema società”.

Consideriamo il mito come qualco­sa di contrapposto al vero, una sorta di “favola”; per le società arcai­che: il mito, per sua stessa natura, era vero, espressione della verità as­soluta, perché raccontava una storia sacra avvenuta in un tempo di­verso da quello quotidiano, nel tempo sacro degli inizi. Il mito è un mezzo per esprimere concetti troppo complicati o misteri e fenomeni, quali l’origine dell’uomo, la morte, eventi naturali a cui non si riesce a dare una spiegazione e per questo motivo il mito è strettamente legato alla religiosità.

Rivolgersi alla mitologia significa anche tentare di comprendere il pensiero dell’uomo oltre le mode e le società.

Cassandra a Vetulonia

Le profezie di Cassandra riecheggiano  fra le vestigia dell’antica Vetulonia.

Torna, sabato 28 luglio, l’appuntamento estivo con il nuovo spettacolo del

Teatro Studio.

 

Saranno gli affascinanti  resti etrusco-romani dell’antica  Vetulonia a fare da scenario a “Cassandra”, il  nuovo spettacolo che il Teatro Studio presenterà in prima assoluta sabato 28 luglio alle ore 19.

Ancora un ritorno alla mitologia greca, ancora una protagonista femminile. Dopo Medea, ad incantare  il gruppo teatrale grossetano, guidato da Mario Fraschetti,   è questa volta Cassandra,  l’ enigmatica e misteriosa figlia del re di Troia, perseguitata da un crudele destino. Apollo, conquistato dalla sua bellezza, le dona infatti la capacità di prevedere il futuro, ma Cassandra respinge il suo amore e il dio, condannandola a non essere mai più creduta, si vendica di lei trasformando il dono della profezia in una fonte di eterna frustrazione.

La rappresentazione inizia in ambientazione attuale, i personaggi vengono risucchiati in un tempo remoto, in una dimensione in cui realtà e immaginazione si confondono, in cui passato e presente si mescolano. Giunta al termine della sua vita, Cassandra ha visioni caleidoscopiche dei principali eventi del suo passato.“I tuoi occhi vedono quello che credi di sapere, e per questo le cose sono ingannevoli, ma il loro spirito no, non inganna…”

La drammaturgia, messa in scena dal regista Mario Fraschetti e da Daniela Marretti (che ha collaborato alla rielaborazione dei testi), si lega all’Agamennone di Eschilo e ad altre fonti antiche (Euripide Ecuba, Licofrone Alessandra ed altri), con richiami all’opera di C. Wolf e  si muove per episodi, flash, impressioni, momenti, situazioni che vogliono evocare domande e confermare analogie con il presente.

In una totale libertà di interpretazione del mito,  il lavoro del Teatro Studio mette in luce i grandi errori dell’umanità -  quello della guerra in primo luogo -  e coglie la capacità di cercare, di vedere, di gridare la verità e al tempo stesso l’impossibilità di incidere sugli eventi: così come la città di Cassandra, l’umano genere “sostituisce al vedere il vero, il vedere la finzione”.

 

Elaborazione del testo e regia: Mario Fraschetti

Interpreti: Daniela Marretti, Luca Pierini, Enrica Pistolesi, Mirio Tozzini, Lia Montanelli, Silvia Schiavoni

Medea

Cerimonia nella Colchide

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

Medea invoca il Sole

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Giasone e Medea in Colchide

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Due argonauti

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Il grano si fertilizza con il sangue

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

 

Medea incontra lo straniero

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Una tela di ragno intorno a Creonte

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

 

Giasone a Corinto

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

 

Brucia Glauce con Creonte

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

 

Potrebbe Medea uccidere i figli?

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

 

Il ricordo di una Medea del passato prende corpo

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

 

Ascoltate i miei piani donne di Corinto

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Non fu Medea che li uccise

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

 

Il cuore di Medea ribolle di collera

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Medea e Glauce: “Non temere piccola mia”

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Non avesse mai Giasone raggiunto la Colchide

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Giuro che mai ti abbandonerò

 

 

 

 

 

 

 

— — — — — — — — — — — — — — — — –

 

Il musicista Paolo Sturmann

MEDEA

Fu veramente Medea ad uccidere i propri figli o l’intolleranza e il pregiudizio dei Corinzi?

Medea, un nome che etimologicamente significa “colei che consiglia”, una sacerdotessa-guaritrice che usa il sapere delle madri, un sapere che

 da Euripide in poi è fatto passare per

pericolosa magia. Il mito di Medea per due millenni è stato letto univocamente come la vicenda di una eroina che assolve fino all’ultimo il dettame divino della distruzione della stirpe di colui che commette una colpa fino a portarlo alla estrema tragica conseguenza di dar la morte ai propri figli.  Ma scavando a ritroso nel tempo si trovano altre interpretazioni, altre Medee, altri svolgimenti della vicenda. Se Medea non è infanticida, il valore stesso del mito cambia, come cambia la sua forza catartica che si indirizza allora verso altri obiettivi… Medea è l’eroina di un mondo, arcaico, religioso matriarcale, in contrasto con  un mondo razionale, laico, moderno. L’amore fra Medea e Giasone rappresenta il conflitto fra questi due mondi.

Lo spettacolo del Teatro Studio non dà una rilettura del mito, ma permette agli spettatori una interpretazione soggettiva, attraverso stimoli visuali, verbali e sonori. Il lavoro segue la struttura drammaturgica della tragedia di Euripide su cui si innestano testi di Valerio Flacco (Argonauticon Libri) e testi ispirati ai lavori di Krista Wolf, e la visione sociale di Pier Paolo Pasolini.

 

Regia ed elcborazione dei testi: Mario Fraschetti

Interpreti: Daniela Marrewti, Luck Pierini, Enrica Pistolesi, Silvia Schiavoni, Mirko Tozzioi, Michela Pii

Musiche originali e canto: Paolo Sturmann

Durata; 1’20

Cassandra – spettacolo

CASSANDRA

“I tuoi occhi vedono quello che credi di sapere, e per questo le cose sono ingannevoli,

ma il loro spirito no, non inganna…”

La enigmatica, misteriosa, giovane figlia del re di Troia, che ottenne dal Dio Apollo il dono della Veggenza ma che, per punizione dello stesso Dio, non venne mai creduta, giunta al termine della sua vita, ha visioni caleidoscopiche dei principali eventi del suo passato.

 

Cassandra di Krista WolfLa rappresentazione inizia in ambientazione attuale, i personaggi vengono risucchiati in un tempo remoto, in una dimensione in cui realtà e immaginazione si confondono, in cui passato e presente si mescolano.

La drammaturgia si lega all’Agamennone di Eschilo e ad altre fonti antiche (Euripide Ecuba, Licofrone Alessandra ed altri), con richiami all’opera di C. Wolf e  si muove per episodi, flash, impressioni, momenti, situazioni che vogliono evocare domande e confermare analogie con il presente.

L’opera, in una totale libertà di interpretazione del Mito, ci riporta ai grandi errori dell’umanità –  quello della guerra in primo luogo –  e coglie la capacità di cercare, di vedere, di gridare la verità e al tempo stesso l’impossibilità di incidere sugli eventi: così come la città di Cassandra, l’umano genere “sostituisce al vedere il vero, il vedere la finzione”.

 

Elaborazione del testo e regia: Mario Fraschetti

Interpreti: Daniela Marretti, Luca Pierini, Enrica Pistolesi, Mirio Tozzini, Lia Montanelli, Silvia Schiavoni

Durata:    1’10

SAKPE’ – fiaba per bambini

31 mag 2007 su PORTALE DELLA PROVINCIA DI GROSSETO
Castiglione della PescaiaComune di Castiglione della Pescaia Libri
SAKPE’. Letture ad alta voce in biblioteca con gli attori del Teatro Studio
Progetto: “Incontri di Primavera”
giovedì 31 maggio alle 16,30
SAKPE’
Si concludono giovedì 31 maggio gli incontri di lettura per i giovanissimi alla biblioteca “Italo Calvino” di Castiglione della Pescaia promossi dal Comune e tenuti dagli attori del Teatro Studio di Mario Fraschetti.A chiudere il ciclo saranno i bambini della scuola elementare che saranno coinvolti dagli attori nella lettura della fiaba africana “Sakpé”, una storia che fa riflettere sui pericoli dell’apparenza e invita ad un approfondimento che va oltre l’effimero.
L’incontro avverrà nella sala di lettura per ragazzi al primo piano della biblioteca dove i bimbi si disporranno in cerchio.

Molto soddisfatta delle risposta di bambini e ragazzi con le loro famiglie, Patrizia Guidi, direttrice della biblioteca “Un progetto di cui siamo molto orgogliosi – ha detto – anche perché sfruttiamo gli spazi ampi e luminosi che abbiamo a disposizione in biblioteca per trasmettere in modo diverso l’amore per la lettura. Siamo anche molto contenti perché, soprattutto insieme ai bambini delle materne e delle elementari, hanno partecipato anche i genitori”. -

Il progetto era strutturato con letture diverse a seconda delle età: per le scuole medie, ad esempio, sono state proposte anche opere come l’Iliade o i Racconti del Brivido di Edgar Allan Poe.

Soddisfatta anche l’assessore alla Cultura Sandra Mainetti: “L’inizitiva ha avuto molto successo e contiamo di realizzarne altre di simili. La biblioteca, così come l’abbiamo voluta, si presta molto e deve diventare sempre di più un punto di riferimento per i nostri giovani”.

Medardo di Terralba – il visconte dimezzato

Medardo di Terralba

da Il Visconte Dimezzato di Italo Calvino

spettacolo italo calvino

 

 

 

 

 

 

” Così mio zio Medardo tornò uomo intero, né cattivo né buono, un miscuglio di cattiveria e bontà (…) Ma aveva l’esperienza dell’una e dell’altra metà rifuse insieme, perciò doveva essere ben saggio”.

“Medardo di Terralba”, parla con la semplicità del linguaggio della fiaba pura e spazia in tempi, luoghi e situazioni che fanno parte di un immaginario comune. La tecnica attoriale è riconducibile alla Commedia dell’arte, comica e vivace.

Questo, unitamente alla tematica che riguarda l’eterno anelito umano alla ricerca dell’equilibrio, della giusta via di mezzo, dell’integrazione, fa sì che “Medardo di Terralba” possa essere fruito da un pubblico decisamente senza età.

“Sugli alberi qui crescono

pere spaccate in due,

per le brughiere guizzano

lucertole a metà.

Ciò che si vede, dovunque si vada

Pare una fiaba, pare una fiaba…”

 

disegni dei bambini della classe 3 elementare di Pitigliano

 

scuola albinia  spettacolo italo calvinospettacolo italo calvino

 

Pagina 18 di 19« Prima...10...1516171819